Il Libro Di Pantelleria: La Storia

Il Libro di Pantelleria

Il Libro di Pantelleria :

La Storia - parte IILa Storia - parte II

DA PAOLO ORSI ALLA MISSIONE PISANADA PAOLO ORSI ALLA MISSIONE PISANA

…A talune scene degli scavi della missione pisana ebbimo la ventura di assistere di persona e ne fummo incantati. Consentiteci di riferirvi dell'incanto, dell'incantevole accaduto. Anno 1966, l'équipe dei ricercatori si compone di due uomini e di due donne, il che vi parrà una precisazione inutile o idiota addirittura; lasciateci spiegarci e giustificarci. Non pensate, giacché cadreste in errore, a motivi freudiani, no, assolutamente; la presenza di quelle donne intente a setacciare il terriccio per isolare e raccogliere i frammenti di ceramica fu l'indispensabile componente per ricreare un quadro, per farlo tornare alla luce, per farlo rivivere. Non si può immaginare una comunità umana senza l'indispensabile elemento femminile. Con quelle donne, con quelle attrici, la compagnia veniva a trovarsi al completo, poteva recitare e ci recitò una scena svanita: quegli uomini, quelle donne erano gli antichi abitatori dei Sési, che dopo cinquemila anni erano tornati a sfaccendare nel sito della loro dimora!

Voltaire, che scherzava pesante, asserisce che la storia è una burla giocata ai morti dai vivi; noi diciamo invece che la storia è una resurrezione dei morti operata dai vivi…

Angelo D'Aietti - Il libro dell'Isola di Pantelleria
- parte II - cap. I - pag.132 - foto di Giovanni Raso.

L'EPOCA DI COSSIRA - L'ABITATO CITTADINOL'EPOCA DI COSSIRA - L'ABITATO CITTADINO

…Eravamo stanchi di cercare, eravamo delusi, sfiduciati; l'abitato del porto era scomparso senza lasciare traccia, come se si fosse volatilizzato. Restavano le pietre squadrate murate nel Castello, di chiara manifattura cossirese, che l'Orsi commette l'errore di accettare dalla tradizione che siano tolte da monumenti di Cossíra, mentre è chiaro che sono residuati della fortificazione cossirese a mare…

…Ci occorreva un reperimento importante, esauriente, sicuro, decisivo. Finalmente, come nelle favole, accadde una volta, precisamente in un luminoso pomeriggio, che mettemmo le mani su un favoloso tesoro, su una favolosa reliquia del caseggiato cossirese cittadino marittimo. Il reperimento avvenne in un posto segnato col nome dell'Arciprete D'Ajetti, nel prolungamento della via che porta il suo nome: in hoc signo..! In un nostro racconto, ancora inedito, noi asseriamo che l'anima di un defunto resta sulla terra per il suo più grande amore; lasciateci fantasticare che lo spirito dell'infaticabile studioso dimori ancora nella sua isola per il suo più grande amore: la storia di Pantelleria, ch'esso ancora s'adoperi, implacato e implacabile, per la realizzazione del suo sogno…

Angelo D'Aietti - Il libro dell'Isola di Pantelleria - parte II - cap. IV - pag.197/198 - foto di autore sconosciuto.

L'EPOCA DI COSSIRA - COSSIRA SAN MARCOL'EPOCA DI COSSIRA - COSSIRA SAN MARCO

..Risaliamo l'ondata di tempo che ha sommerso Cossíra, la città più lussuosa e più fascinosa che mai fu nell'isola.. delle sue cose ci restano pochi frammenti; essi però ci bastano per rivederla nella sua fastosa bellezza, nella sua maliosa seduzione, per rivivere qualche scena della sua vita defunta. Un giorno vedemmo una frotta di ragazze agghindate a festa scendere per la via di San Marco; rientravano da una funzione al santuario della Madonna della Márgana, la patrona dell'isola.. pensammo alle ragazze di Cossíra che rincasavano dalle funzioni religiose al santuario di Misílli, dedicato alla dea Tanit o ad altra divinità fenicia; nel loro festoso cicaleccio, nelle loro gaie risate, risentimmo la voce delle loro compagne cossiresi, che le avevano precedute di oltre duemila anni.

Un altro giorno una affascinante turista ci fece pensare ai convegni amorosi delle ragazze di Cossíra con i loro giovani, la sera, nell'ombra discreta di tanti rifugi!

Commozione induce il pensare che tanto tempo fa, in un tempo tanto remoto, furono nella nostra isola, prima di noi, una splendida città e uno splendido popolo; è l'immancabile commozione che ci avvince ogniqualvolta rivanghiamo le orme di gente trascorsa; così, quando assistiamo agli spettacoli classici del teatro di Siracusa, migliaia di anni or sono, altri uomini, altri noi, assisterono allo stesso spettacolo, alla stessa scena, alla stessa recita!

Angelo D'Aietti - Il libro dell'Isola di Pantelleria - parte II - cap. IV - pag.209/210 - foto di Franco Casano.

EPOCA STORICA MODERNAEPOCA STORICA MODERNA

..In conseguenza principalmente del caos che precedette e accompagnò la caduta dell'impero, Cossíra, in breve volgere di tempo, dovette perdere la sua bella flotta, cessare i suoi fiorenti commerci, ridursi in miseria. La sua economia, privata della spina dorsale del commercio, si affloscia e ripiega sull'agricoltura, che avrà potuto fornire un ben magro raccolto, appena sufficiente o addirittura insufficiente a nutrire la sua popolazione, la quale dovette subire un forte calo.

Al depauperamento dell'economia fatalmente dovette, infatti, accompagnarsi il depauperamento demografico; la popolazione dovette in larga misura fare fagotto, sia spontaneamente, in cerca di fortuna altrove, sia coattivamente, perché tratta in schiavitù dai pirati, senza tenere poi conto dei tanti massacri che inevitabilmente dovettero decimare, in tante sciagurate vicissitudini, quella povera gente inerme.

Quanto alla splendida città di Cossíra, della quale abbiamo tanto esaltato la magnificenza, questa, vuoi per effetto di tante devastazioni, vuoi per mutate concezioni strategiche, vuoi per il depauperamento demografico, vuoi per quant'altro a voi piacerà di immaginare o ipotizzare, finisce per immiserirsi in uno squallido borgo nella zona del porto, cioè nel sito dell'attuale centro urbano…

…Tornando ai nostri antenati dell'immediato “dopo Cossíra”, a questi striminziti rimasugli di popolazione, rimasti nell'isola a cantare il miserere, alla mercé di tutti i viandanti del Mediterraneo centrale, ch'erano tanti e in tanti viaggi si facevano un dovere di visitare e di saccheggiare, per costoro non c'era che una salvezza: l'avvento di un nuovo padrone che li difendesse: i Vandali.

Angelo D'Aietti - Il libro dell'Isola di Pantelleria - parte II - cap. V - pag.233/234 - foto di autore sconosciuto.

EPOCA STORICA MODERNA - I VANDALIEPOCA STORICA MODERNA - I VANDALI

…I Vandali, stanziati in Africa, non restano tranquilli né sono lasciati tranquilli. La loro flotta spadroneggia; le coste del Tirreno, la Sicilia, la Sardegna, le Baleari sono alla sua mercè; le incursioni si succedono senza posa; nell'anno 455 Genserico mette a segno il colpo più eclatante, mette a sacco Roma e raccoglie un bottino favoloso.

Più che ad occupazioni territoriali, i Vandali mirano a predare e sopratutto alla supremazia in mare, per prevenire offensive. Ma nell'altra sponda non si dormiva; il pericolo costituito dalla presenza dei Vandali nel Mediterraneo non fu affatto sottovalutato. Tanto l'imperatore romano d'occidente, quanto quello d'oriente si danno da fare per sbarazzarsi di quei pericolosi intrufolati.

Non staremo a fare la storia delle botte e delle controbotte che furono menate reciprocamente, di cui qualcuna, ripetiamo, dovette toccare anche Pantelleria. Così, quando nell'anno 467 un forte contingente di navi, al comando del genero dell'imperatore d'Oriente Basilisco, sbarca a Capo Bon, con l'intento di inferire un colpo mortale ai Vandali nel loro covo, è probabile che questa mareggiata abbia percosso Pantelleria, che è, come sempre, nella rotta, ma non possiamo affermarlo, perché nulla sappiamo.

Nessun coccio ci hanno lasciato i Vandali della loro permanenza dell'isola, nessun segno, nessuna traccia.. forse quel certo biondo dei loro capelli, ma questo è soltanto un nostro sospetto.

Angelo D'Aietti - Il libro dell'Isola di Pantelleria - parte II - cap. V - pag.234/236 - foto di autore sconosc

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